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Creati da Dio per amore e a sua immagine e somiglianza, l’uomo e la donna si integrano e si completano vicendevolmente, godono della medesima dignità e sono chiamati a realizzare la propria umanità nella comunione e nell’amore.

L’essere uomo e donna, maschio e femmina come dice il libro della Genesi, si esprime con il termine sessualità. Essa è alla base delle differenze biologiche tra l’uomo e la donna ma soprattutto, essendo causa di diversità e complementarità, è la condizione prima della possibilità di donazione totale e reciproca.

La sessualità contribuisce alla formazione della persona e il suo riconoscimento e la sua accettazione determinano lo sviluppo equilibrato della personalità.

Secondo l’insegnamento della Chiesa, la sessualità è buona, perché frutto dell'atto creatore di Dio che ha fatto buona ogni cosa, ed è, per l’uomo e la donna, un progetto di vita da realizzarsi e compiersi nella piena libertà e responsabilità. Trova la piena realizzazione nel matrimonio o nella verginità di coloro che consacrano la propria vita al Signore. L’amore di Dio può, così, comunicarsi all'uomo nella sua totalità e completezza.

Nel matrimonio la sessualità non riguarda solo la parte biologica dei due coniugi, ma investe anche la loro intimità, ed è vissuta veramente solo nella libertà, nella fedeltà assoluta e nella donazione totale, stabile e duratura per la vita. La comunione fra i coniugi deve aprirsi al dono della vita e realizzare, nella generazione dei figli, la pienezza dell’amore e della donazione.

Anche la verginità, se liberamente scelta e posta al servizio di Dio, consente di vivere la propria sessualità. Il celibato, cioè la determinazione di non contrarre matrimonio, può così divenire verginità consacrata e permettere alla persona di unirsi completamente al Signore per donarsi totalmente agli altri nella carità.

In una visione della sessualità corretta ed equilibrata, matrimonio e verginità non si contrappongono e non si contraddicono a vicenda, anzi. La verginità è segno, per gli sposi, dell’immensità dell’amore di Dio e il richiamo a quella che sarà la realtà della vita nella beatitudine del Paradiso; l’amore fra i coniugi, d’altro canto, richiama coloro che hanno scelto la verginità a non rinchiudersi in una sorta di sterile isolamento ma a donarsi realmente agli altri.

 

La sessualità, mediante la quale l’uomo e la donna si donano l’uno all'altra con gli atti propri ed esclusivi degli sposi, non è affatto qualcosa di puramente biologico, ma riguarda l’intimo nucleo della persona umana come tale. Essa si realizza in modo veramente umano solo se è parte integrante dell'amore con cui l’uomo e la donna si impegnano totalmente l’uno verso l’altra fino alla morte. (Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 11)

 

Scendendo a conseguenze pratiche di maggiore urgenza, il concilio inculca il rispetto verso l'uomo: ciascuno consideri il prossimo, nessuno eccettuato, come un altro "se stesso", tenendo conto della sua esistenza e di mezzi necessari per viverla degnamente, per non imitare quel ricco che non ebbe nessuna cura del povero Lazzaro.

Soprattutto oggi urge l'obbligo che diventiamo prossimi di ogni uomo e rendiamo servizio con i fatti a colui che ci passa accanto: vecchio abbandonato da tutti, o lavoratore straniero ingiustamente disprezzato, o esiliato, o fanciullo nato da un'unione illegittima, che patisce immeritatamente per un peccato da lui non commesso, o affamato che richiama la nostra coscienza, rievocando la voce del Signore: "Quanto avete fatto ad uno di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Mt 25,40).

Inoltre tutto ciò che è contro la vita stessa, come ogni specie di omicidio, il genocidio, l'aborto, l'eutanasia e lo stesso suicidio volontario; tutto ciò che viola l'integrità della persona umana, come le mutilazioni, le torture inflitte al corpo e alla mente, le costrizioni psicologiche; tutto ciò che offende la dignità umana, come le condizioni di vita subumana, le incarcerazioni arbitrarie, le deportazioni, la schiavitù, la prostituzione, il mercato delle donne e dei giovani, o ancora le ignominiose condizioni di lavoro, con le quali lavoratori sono trattati come semplici strumenti di guadagno, e non come persone libere e responsabili: tutte queste cose, e altre simili, sono certamente vergognose. Mentre guastano la civiltà umana, disonorano coloro che così si comportano più ancora che quelli che le subiscono e ledono grandemente l'onore del Creatore. (Conc. Vat. II, Gaudium et spes, 27)