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San Martino di Caprara

Non è possibile conoscere con esattezza quali siano le origini della chiesa di S. Martino di Caprara.  Da alcuni documenti si può supporre che fossero piuttosto antiche e che nei secoli l’edificio fosse stato più volte riedificato.

Nella prima metà del 1800, la chiesa presentava uno stile jonico: era lunga piedi 53, larga 19 ed alta 22 piedi e mezzo.

Era adornata da un maestoso arco che poggiava su due colonne dipinte a mano che introducevano nel presbiterio, dove nel 1807 venne collocato  un finissimo altare di legno acquistato dalla chiesa del Carobbio di Bologna.

Sopra il coro era stato collocato   un quadro rappresentante S. Martino, titolare della parrocchia, dipinto dal  Giusti con un meraviglioso ornato, opera del grande architetto Venturoli.

Due cappelle laterali si aprivano lungo la navata, una dedicata alla Madonna del Rosario e l’altra a S. Vincenzo Ferreri.

Di fronte alla chiesa si apriva una bella piazza che si riempiva di gente nei giorni di festa e soprattutto l’11 novembre, quando la comunità parrocchiale celebrava la festa del santo patrono.

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Santa Maria Assunta di Casaglia di Caprara

La facciata della chiesa di Santa Maria Assunta di Casaglia di Caprara era rivolta verso oriente. Di fronte ad essa si apriva un grande piazzale costruito nell’Anno Santo 1900.

Un campanile, alto 44 metri, era stato innalzato dal 1872 al 1886 e custodiva nella cella campanaria 4 campane fuse dal Brighenti.

Nel 1836 il Comune di Marzabotto aveva collocato, a pochi metri di distanza dal sacro edificio,  il cimitero.

In una lapide esposta nel cortile della chiesa si leggeva che essa era stata costruita dal 1665 al 1685 a spese della comunità.

Nel 1869 l’interno venne restaurato.

L’abside, andato purtroppo distrutto nell’autunno del 1944, era finemente decorato.

Nella parete destra della chiesa una sequenza di quattro ovali, dipinti da Lorenzo Pranzini, raffiguravano i momenti salienti della vita della Vergine: la Nascita, l’Annunciazione, la Visitazione e la sua Incoronazione.

Probabilmente una piccola statua della Madonna venne sistemata nel 1904 fra il presbiterio e il campanile.

Oggi, fra i ruderi rimasti della chiesa, al posto di quella immagine, è stata collocata una Madonna opera dello scultore Nenzioni.

Dal 1933 al 1936 vennero eseguiti alcuni lavori di restauro che culminarono nella ristrutturazione della chiesa, della facciata e del campanile e in quell’occasione tutto l’interno venne artisticamente affrescato dal Baldi.

Nel catino della chiesa, sopra l’altar maggiore, una  grande tela raffigurante l’Assunzione della Vergine, accoglieva i fedeli che entravano nel sacro edificio.

La chiesa era il centro della vita spirituale e sociale degli abitanti della parrocchia, dove il parroco svolgeva un’opera di guida e di sostegno per tutti.

La domenica e nelle grandi feste dell’anno liturgico quasi tutti andavano alla Messa e molti ritornavano alla chiesa nel pomeriggio per la celebrazione del Vespro.

Al termine dei riti sacri la gente molto volentieri si fermava sul sagrato a conversare e a commentare gli avvenimenti del tempo.

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La gente

Nel territorio di Monte Sole abitavano alcune migliaia di persone sparse in casolari o raccolte in piccoli borghi.

Erano generalmente famiglie di piccoli proprietari terrieri o di semplici mezzadri che, nella pace della montagna, lavoravano la terra e da essa traevano il necessario sostentamento.

La loro esistenza si snodava lungo i sentieri stretti della montagna dove la vita quotidiana era spesso marcata da fatica e talvolta anche dalla fame.

Le famiglie composte da numerose persone aggregate in più generazioni (dai bisnonni anziani ai nipotini piccolissimi), trascorrevano i loro giorni all’interno delle loro modeste case coloniche, impegnandosi giornalmente nel duro lavoro dei campi.

Lavoro che seguiva i lenti ritmi della natura e che richiedeva sudore, impegno, schiena china sulla impervia terra, ma che ogni giorno veniva affidato, con la recita del Rosario, alla protezione di Dio e della  Madre celeste.

Così il tempo passava lento nella quiete atmosfera delle colline del Setta scandito dalla semina, dalla mietitura, dalla vendemmia, dalla mungitura e anche dalle domeniche e dalle solenni feste patronali che, proprio in quei giorni, convogliavano la gente verso la chiesa che diveniva il punto per eccellenza di aggregazione e di incontro. Era lì che tutta la popolazione si riconosceva come popolo unito sotto la guida del sacerdote.

Il parroco aveva un ruolo di prim’ordine, non solo legato al suo ministero sacerdotale, ma spesso diveniva il consigliere della famiglia, quando si dovevano prendere le decisioni più importanti; il consolatore nei momenti difficili, quando le cose andavano storte; la guida e colui che dava sostentamento, quando il cibo non era sufficiente per sfamare le tante bocche…

Durante l’ultimo periodo bellico a queste famiglie se ne erano aggiunte altre provenienti dai luoghi limitrofi o dalla città.

Era gente sfollata che cercava rifugio lassù sperando di trovarvi un riparo più sicuro dai frequenti e continui bombardamenti.

Questa povera gente aveva incontrato qui la generosità dei residenti che ben volentieri l’aveva accolta in casa, offrendo ad essa amicizia e sostegno.