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Categoria principale: Materiale didattico
Categoria: La storia della salvezza
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La fede di Israele nasce dalla rivelazione di Dio e si radica saldamente nella esperienza storica del popolo. Quando

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Israele deve esprimere l’essenza della propria fede, ricorda gli avvenimenti del passato e scopre in essi la manifestazione dell’amore e della predilezione di Dio verso il proprio popolo.

In tutta la propria storia, Israele ha sperimentato continuamente l’amore e la misericordia del suo Dio, sempre fedele alle promesse dell’Alleanza. Anche in situazioni disastrose Jahvè non ha abbandonato il popolo da lui scelto. Anzi, proprio in momenti terribili, quali la schiavitù in Egitto, l’esilio a Babilonia, le diverse dominazioni straniere, Egli ha mostrato con potenza la forza straordinaria del suo amore verso gli Ebrei.

Secondo la Bibbia, che queste vicende racconta e interpreta, Dio diventa, così, il vero protagonista della storia.

Come risposta al suo amore, Dio chiede all’uomo la fede che, nell'esperienza del popolo ebraico, diventa fedeltà all'Alleanza. Le vite di Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè, Davide e degli altri grandi personaggi della storia biblica che abbiamo incontrato sono una grandissima testimonianza di fede.

Spesso, però, il popolo si è allontanato da Dio, ha tradito 1'Alleanza, ma Dio non si è stancato e non si stanca: ha soccorso e continua a soccorrere chi ha scelto e chiamato.


 

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Per aiutare il suo popolo, Dio manda i profeti, persone che parlano in suo nome e attraverso i quali Dio manifesta al popolo la propria volontà.

Loro compito principale è alimentare e sostenere la fede di Israele richiamando il popolo, che se ne è allontanato, alla obbedienza e all'amore verso Jahvè.

Nel canone della Bibbia si trovano i libri profetici, intitolati al profeta di cui raccolgono l’insegnamento, mentre la storia e le parole di altri profeti sono ricordate in alcuni libri storici. E’ questo il caso di grandi personaggi, quali Elia, Eliseo e Samuele, che sono all’origine del movimento profetico.

Dio sceglie e chiama chi vuole, non tenendo conto di differenze culturali o sociali, e affida al profeta un incarico temporaneo oppure, come nella maggioranza dei casi, permanente.

Per descrivere la chiamata da parte di Dio, la Sacra Scrittura usa i verbi parlareapparirevedere e parla spesso di visione profetica, che il profeta riceve attraverso sogni durante il sonno e, da sveglio, grazie a visioni e intuizioni.

Alla chiamata da parte di Dio il profeta non può resistere, anche se Dio gli comunica le difficoltà che egli incontrerà nel suo cammino; nonostante le umiliazioni, i maltrattamenti e l’incredulità cui va incontro, l’assoluta certezza che la missione intrapresa si fonda sulla Parola di Dio lo sostiene e lo rende sicuro circa le verità che annuncia.

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 Dopo aver risposto alla chiamata, e per essere credibile presso il popolo, il profeta deve dimostrare, con il proprio comportamento, una fede in Dio sicurissima; la sua maggiore preoccupazione è cercare la gloria di Jahvè, liberandosi da ogni avarizia e difendendo i poveri e i deboli. Doc


Israele ha conosciuto anche il fenomeno del falso profetismo che proviene dal culto idolatrico delle popolazioni cananee, devote  del dio Baal e delle Astarti.

I falsi profeti non sono chiamati e inviati da Dio, ma agiscono per loro iniziativa. Il loro messaggio è consolante, piacevole, ottimistico, mentre il vero profeta deve parlare anche delle situazioni spiacevoli e dolorose.

Contro questi uomini di menzogna, il profeta vero oppone la sua chiamata autentica e il suo comportamento disinteressato, che il più delle volte risulta sgradito a chi ascolta.

Ma la vera predicazione, fondata sulla Parola di Dio, opera conversioni in chi non è fedele a Jahvè, e questa è la prova più bella della sua autenticità che si esprime poi concretamente nei fatti.


 

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L’importanza dei profeti nello sviluppo della religione ebraica è straordinaria.

Nella loro predicazione sono trattati tutti i temi fondamentali che costituiscono l’essenza dell’Ebraismo.

Innanzitutto il monoteismo. E’ grazie ai loro insegnamenti, infatti, che l’idea dell’esistenza di un solo Dio si radica sempre più saldamente tra il popolo. Jahvè non è solamente il più potente fra tutti gli dei, ma è l’unico Signore di tutto l’universo, il Santo per eccellenza, infinitamente lontano dall’uomo e, al tempo stesso, amorevolmente e teneramente vicino a quanti lo amano.

In secondo luogo il senso del peccato e del perdono. Con il peccato, l’uomo offende Dio e rimane da lui separato e lontano. Questa lontananza gli fa sperimentare quanto sia drammatica e difficile un’esistenza distante da Dio. Giusto sarà, quindi, il castigo che colpirà i singoli uomini e la comunità in conseguenza di questo allontanarsi da Dio, fino a quando l’uomo non tornerà a Dio e si sottometterà a lui nella fedeltà e nell’umiltà.

Ma l’aspetto più caratteristico della predicazione dei profeti è il continuo riferimento al tempo che deve venire, tanto che, nel parlare corrente, il profeta è considerato un indovino che sa prevedere il futuro.

Secondo la Bibbia questo non è esatto. Certo, i profeti parlano spesso al futuro, minacciano o promettono che fatti cattivi o buoni avverranno, ma la loro prospettiva è diversa: il futuro è visto e interpretato alla luce di quanto Dio rivela e vuole. Se il popolo non si manterrà fedele all'alleanza, terribili calamità si realizzeranno; se il popolo sarà fedele, tempi di pace e di prosperità saranno cornice alla sua vita perché solo sulla fede in Dio si può costruire un'età di vera pace e serenità.

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Nel pensiero dei profeti, il tempo non ha alcun valore e le situazioni che essi descrivono superano ogni realtà terrena. Gli avvenimenti della storia assumono, così, un significato simbolico per cui le vittorie che Israele ottiene sui nemici, ad esempio, vengono descritte come prefigurazione del trionfo definitivo di Dio sul male, che porterà alla realizzazione del Regno di Dio.

Con l’avvento del Regno di Dio avrà inizio un’età di santità e giustizia, di conversione e perdono, di pace e gioia.


Il Regno di Dio sarà portato tra gli uomini da un rappresentante di Jahvè, che i profeti chiamano messia, che significa l’unto, il consacrato.

Il Messia sarà un discendente di Davide, consacrato da Dio con l’unzione riservata ai re e che Dio chiamerà figlio. Per Isaia sarà chiamato l’Emmanuele, che significa Dio con noi; per Geremia Dio nostra giustizia; nascerà a Betlemme e sarà onorato con i titoli più splendidi, degni solo dei re.

Per Ezechiele il Messia sarà un pastore; per Zaccaria un re umile e pacifico; per Daniele sarà il Figlio dell’uomo. In una parte del libro di Isaia, chiamato “il vangelo dell’Antico Testamento”, infine, si parla del Messia come del Servo di Jahvè che consolerà il suo popolo. Doc