Mosè

05Mose1 2Col passare degli anni le famiglie dei figli di Giacobbe in Egitto crescono fino al punto di diventare un popolo.
Al potere sale un Faraone che non conosce la storia di Giuseppe e che si impaurisce del numero e della forza degli Ebrei.

Per evitare ogni pericolo decide di renderli suoi schiavi: i figli d'Israele dovranno compiere i lavori più duri, dedicandosi ai lavori agricoli e alla costruzione di città, palazzi e piramidi.

Nonostante questa decisione il popolo non diminuisce, anzi, cresce di numero.

Il Faraone, sempre più preoccupato, ordina di uccidere i bambini maschi degli Ebrei al momento della nascita. Ma anche questa terribile imposizione non ottiene lo scopo sperato e il popolo di Israele continua ad aumentare.

In una famiglia della tribù di Levi nasce un bambino. La madre per un po' di tempo cerca di nasconderlo, ma poi, per paura di essere scoperta, nasconde il figlioletto in un piccolo cesto e lo abbandona alla corrente del Nilo. Intanto la sorella maggiore del bambino osserva dalla riva che cosa accade al fratellino.

Il piccolo cesto viene raccolto dalla figlia del Faraone che adotta il bambino come figlio e gli dà il nome di Mosè, che significa, secondo la Bibbia, io l’ho salvato dalle acque.

La sorella riporta a casa il fratello perché possa venire allattato e, una volta diventato fanciullo, lo conduce a vivere nella reggia del Faraone. Mosè cresce insieme al figlio del Faraone, senza però dimenticare la propria origine.

Inviato dal Faraone a ispezionare i cantieri di lavoro nelle città di Pitom e Ramses, Mosè vedei soprusi e le angherie cui sono sottoposti i suoi fratelli ebrei. Difronte ad un sorvegliante egiziano che maltratta violentemente un operaio ebreo, non riesce a trattenersi e uccide l’egiziano.

Condannato a morte dal Faraone, fugge nel deserto verso la terra di Madian. Qui incontra la tribù di Ietro, si pone al suo servizio e, in seguito, ne sposa la figlia Zippora. Doc.