L'escatologia
Anche se molte persone, lontane da Dio o assorbite totalmente dalle angustie e dalle preoccupazioni della vita di tutti i giorni, preferiscono non pensarci, il problema escatologico è, per l’uomo, di grandissima importanza. Sempre alla ricerca di una valida risposta alle proprie domande, l’uomo che riflette non può fare a meno di interrogarsi sul dolore e sulla morte, sul perché la vita debba essere deturpata dal male e, all’improvviso, concludersi, se ci sia, oltre al muro della morte, qualche cosa o il nulla.
La parola greca escatologia significa, alla lettera, studio, riflessione, pensiero sulle ultime realtà e dà il nome al ramo della dottrina cristiana che studia la vita dell’uomo nel suo compimento terreno e quanto attende l’uomo dopo la morte.
Le mitologie, le filosofie e le religioni che si sono sviluppate nel corso dei secoli hanno cercato di soddisfare la curiosità dei vari popoli e hanno elaborato risposte più o meno complesse a questi profondissimi interrogativi.
Per i popoli primitivi, l’eternità è il proseguimento della vita presente.
Per i Greci e per i Romani le anime dei morti continuano a vivere nell’Ade aggirandosi come fantasmi. Molto suggestivi sono i racconti che troviamo nell’Odissea e nell’Eneide.
Nell’Induismo e nel Buddismo l’anima dell’uomo è legata al ciclo della reincarnazione (samsara), ciclo che si interrompe quando l’anima purificata si ricongiunge al Brahaman secondo la religione Induista, e raggiunge il Nirvana secondo la fede buddista.
Per gli Ebrei il regno dei morti si chiama Sheol. In esso le anime dei defunti sono lontane da Dio, dimenticate dai viventi, ma in attesa della redenzione.
Anche Gesù ha affrontato il problema escatologico e la Chiesa, fedele custode e interprete delle sue parole, ha progressivamente approfondito la riflessione su di esso. Tutti i santi e i teologi hanno affrontato l’escatologia e le loro meditazioni hanno arricchito immensamente la dottrina cattolica.
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Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale da la quale nullo omo vivente po’ scampare. Guai a quelli che morranno ne le peccata mortali! Beati quelli che troverà ne le tue sanctissime voluntati ca la morte seconda no li farrà male. (Da Il Cantico di frate sole, di S. Francesco d’Assisi)
In faccia alla morte l’enigma della condizione umana diventa sommo. Non solo si affligge, l’uomo, al pensiero dell'avvicinarsi del dolore e della dissoluzione del corpo, ma anche, ed anzi più ancora, per il timore che tutto finisca per sempre. ... Il germe dell'eternità che porta in sé, irriducibile com'è alla sola materia, insorge contro la morte. ... Se qualsiasi immaginazione vien meno di fronte alla morte, la Chiesa invece, istruita dalla Rivelazione divina, afferma che l’uomo è stato creato da Dio per un fine di felicità oltre i confini della miseria terrena. ... Dio infatti, ha chiamato e chiama l’uomo a stringersi a lui con tutta intera la sua natura in una comunione perpetua con la incorruttibile vita divina. Questa vittoria l’ha conquistata il Cristo risorgendo alla vita, dopo aver liberato l’uomo dalla morte mediante la sua morte. ... (Conc. Vat. II, Gaudium et spes, 18) |