La condanna
Secondo i libri più antichi dell’Antico Testamento, dopo la morte l’uomo entra nello sheòl, il regno dei morti, delle ombre, delle tenebre, del silenzio. Lo sheòl è un luogo misterioso: mai si afferma, nella Bibbia, che sia stato creato da Dio, ma Dio ha potere anche su di esso. Qui buoni e cattivi vivono insieme, lontani da Dio, confusi in un’esistenza tetra.
Negli ultimi libri dell’Antico Testamento, la riflessione circa la vita dopo la morte si evolve e si arricchisce con le idee di risurrezione, di premio e di castigo.
Espressioni come “fuoco inestinguibile”, “verme che non muore”, “fuoco eterno”, “Geenna”, “fornace”, “tenebre eterne”, usate anche da Gesù, esprimono l’idea di castigo riservato agli empi. Con brevi frasi quali "la porta fu chiusa" (Mt 25,l0), "gettatelo fuori" (Mt 25,30), "via lontani da me, maledetti" (Mt 25,4l), Gesù, infine, completa e perfeziona il concetto di esclusione riservata a coloro che, nella vita terrena, non hanno meritato la salvezza. La punizione del dannato consiste nell’esclusione dalla comunione con Dio.
Oggi, l’esclusione dalla beatitudine eterna e l’insieme delle pene che attendono il dannato dopo la morte, vengono chiamate inferno.
L’Inferno è il fallimento definitivo di tutta l’esistenza terrena di una persona. Perché la creatura prediletta di Dio non ha saputo realizzare il progetto divino che l’ha generata; perché ha posto come meta al proprio cammino non l’unico vero Bene, ma tanti piccoli beni che, alla fine, si sono rivelati falsi; perché, soprattutto, ha rifiutato l’amore di Dio, escludendosi così, da sé, dalla salvezza che, dopo la morte, si rivela in tutta la sua luce.
Un tempo la paura dell’Inferno condizionava pesantemente la vita dei cristiani; oggi si preferisce sottolineare maggiormente la misericordia di un Dio che “non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva”, e che “nulla disprezza di quanto ha creato, perché amante della vita”.
| La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell'inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell'inferno, “il fuoco eterno”. La pena principale dell'inferno consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l’uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira. (Catechismo della Chiesa cattolica, 1035) |