La salvezza

La concezione cristiana dell’al di là raggiunge il proprio compimento e la propria perfezione con l’idea della beatitudine eterna che attende l’uomo. Per indicare questa realtà si usa, normalmente, la parola di origine persiana Paradiso, che corrisponde all’ebraico Eden e che significa giardino.

Oltre a “giardino”, la Bibbia tenta di descrivere la beatitudine eterna con espressioni quali “cielo”“cieli nuovi e terra nuova”, “liturgia di festa”, “canto”, “banchetto di nozze”, “città di pietre preziose”, “Gerusalemme celeste”. Ma non è facile immaginare il Paradiso e ancor più difficile è cercare di  descriverlo a parole, anche se tutto il messaggio cristiano è una continua riflessione sulla sua realtà e un incessante annuncio della sua esistenza.

Il libro dell’Apocalisse riassume in una splendida visione l’idea cristiana del Paradiso e dà, di esso, l’immagine più limpida e più vicina all’insegnamento di Gesù:

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Ecco la dimora di Dio con gli uomini!

Egli dimorerà tra di loro

ed essi saranno suo popolo

ed egli sarà il "Dio-con-loro".

4E tergerà ogni lacrima dai loro occhi;

non ci sarà più la morte,

né lutto, né lamento, né affanno,

perché le cose di prima sono passate”.

3E non vi sarà più maledizione.

Il trono di Dio e dell'Agnello

sarà in mezzo a lei e i suoi servi lo adoreranno;

4vedranno la sua faccia

e porteranno il suo nome sulla fronte.

5Non vi sarà più notte

e non avranno più bisogno di luce di lampada,

né di luce di sole,

perché il Signore Dio li illuminerà

e regneranno nei secoli dei secoli. (Ap 21,3-4.22,3-5)


Vivere in Paradiso significa vivere al cospetto di Dio, illuminati dalla sua luce, vedendolo e contemplandolo nella sua realtà. Questo è il fine per il  quale l’uomo è stato creato ed è questa la sua reale dimensione.

Tutto ciò che l’uomo ha sognato, tutto ciò che ha desiderato, tutto ciò che ha sperato di ottenere, è ora raggiunto. La visione di Dio placa la sete di conoscere, perché tutto, in Dio, è svelato e, in lui, è la risposta definitiva ad ogni domanda, ogni dubbio, ogni incertezza. La comunione con Dio sazia il desiderio di felicità e garantisce quella completa soddisfazione che, nel corso della vita terrena, è sempre inseguita e mai raggiunta.

Il Paradiso è il ristabilimento dell’armonia. Armonia dell’uomo con Dio, armonia dell’uomo con se stesso, armonia dell’uomo con i fratelli, armonia dell’uomo con tutto il creato, anch’esso trasfigurato.

Il Paradiso è, infine, il trionfo dell’amore. Essere ammessi al cospetto di Dio, Amore infinito, significa entrare nel mistero dell’Amore assoluto e vivere in esso per sempre. Ogni persona è solo amore. Tutto ciò che può offuscare il bene è definitivamente eliminato e non è più nemmeno immaginabile.

Nell’unione con Dio l’amore è pieno e, finalmente, è possibile vivere nella sua totalità il precetto di Gesù: “amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso”.

 

Alla fine dei tempi, il Regno di Dio giungerà alla sua pienezza. Dopo il Giudizio universale i giusti regneranno per sempre con Cristo, glorificati in corpo e anima, e lo stesso universo sarà rinnovato....

Questo misterioso rinnovamento, che trasformerà l'umanità e il mondo, dalla Sacra Scrittura è definito con l’espressione: " i nuovi cieli e una terra nuova" (2 Pt 3,13). Sarà la realizzazione definitiva del disegno di Dio di "ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra» (Ef 1,10).

 

Per l’uomo questo compimento sarà la realizzazione definitiva dell’unità del genere umano, voluta da Dio fin dalla creazione e di cui la Chiesa nella storia è “come sacramento”. Coloro che saranno uniti a Cristo formeranno la comunità dei redenti, la “Città santa” di Dio (Ap 21,2), “la Sposa dell'Agnello “ (Ap 21,9). Essa non sarà più ferita dal peccato, dalle impurità, dall'amor proprio, che distruggono o feriscono la comunità terrena degli uomini. La visione beatifica, nella quale Dio si manifesterà in modo inesauribile agli eletti, sarà sorgente perenne di gaudio, di pace e di reciproca comunione. (Catechismo della Chiesa cattolica, 1042, 1043, 1045)