Il giorno festivo per gli Ebrei era, ed è ancora oggi, il sabato, giorno nel quale si ricorda il riposo di Dio dopo aver creato l'universo.
In questo giorno l'ebreo osservante non può dedicarsi ad alcuna attività lavorativa, ma deve osservare il riposo assoluto.
La festa più importante è la Pasqua (Pesach), che ricorda la liberazione del popolo d'Israele dalla schiavitù egiziana ad opera di Jahvè.
La parola pasqua deriva dall’ebraico pesach, che significa passaggio e ricorda il passaggio dell'angelo di Dio nella notte del 14 del mese di Nisan (l'attuale Marzo-Aprile) e l’attraversamento del Mare dei Giunchi. È l’inizio del cammino degli Ebrei, liberati dalla schiavitù egiziana, verso la libertà nella Terra promessa.
Rispettando il comando di Dio, in ogni famiglia viene sacrificato un giovane agnello e le sue carni arrostite sono consumate insieme ad erbe amare e pane non lievitato. Il sangue dell’agnello, che protegge le famiglie degli Israeliti, è segno della vita nuova che Dio sta per donare al suo popolo; le erbe amare ricordano le sofferenze patite durante la schiavitù; il pane non lievitato simboleggia la necessità di partire in gran fretta.
Il sacrificio dell’agnello era già conosciuto dagli Ebrei, perché, anticamente, anche le tribù nomadi semite del deserto sacrificavano al dio El i primi nati dei loro greggi.
Dopo il ritorno in Canaan, la festa della Pasqua viene unita alla festa degli Azzimi (pane non lievitato), antica festa agricola che celebrava l’inizio dell'anno con il primo raccolto dell'orzo. Nel corso di questa festa, veniva eliminato il lievito vecchio e si preparava il nuovo.
Con il passare del tempo, il rito pasquale si arricchisce del dialogo fra il più giovane della famiglia e il più anziano: il giovane, all'inizio della cena, chiede all'anziano di spiegare il significato dei riti che stanno per compiersi e la risposta dell'anziano è l’occasione per fare memoria dei meravigliosi avvenimenti della liberazione dalla schiavitù dell'Egitto.
Durante la cena, oltre allo zampetto d’agnello, al pane azzimo e alle erbe amare, si bevono quattro coppe di vino, temperato con acqua, e si mangia l’haroseth, una salsa di mele, noci e vino rosso, che ricorda il colore dei mattoni dell’Egitto. Si cantano, poi, inni tratti dal libro dei Salmi e chiamati Hallel e Grande Hallel.
Un'altra festa è quella di Pentecoste (Shavot)) o delle Settimane. Con questa grande festa gli Ebrei ricordano quando Dio diede a Mosè la Legge e ringraziano il Signore per i prodotti della terra.
C'è poi la festa delle Capanne (Sukkot), celebrata dopo la vendemmia e il raccolto della frutta, che ricorda i 40 anni passati nel deserto. E’ così chiamata perché i fedeli abitano per un breve periodo sotto capanne di frasche costruite sui balconi delle case.
Altre feste sono: il Capodanno (Tubeshvat), il giorno dell'espiazione (Jom ha-Kippurim), la consacrazione del Tempio (Hanukkah), il Purim (che trova la sua origine nel racconto del libro di Ester). Si ricorda per ultima la festa di Simchath Torah, che segna la conclusione del ciclo annuale della lettura della Legge (Torah); per sette volte i rotoli della Legge vengono portati in processione intorno alle sinagoghe seguiti dai bambini della comunità che ballano e cantano.
Altro testo importante presso gli Ebrei è il Talmud, che riporta le dottrine più importanti della fede ebraica interpretate e spiegate dai rabbini (maestri). Il Talmud contiene 613 prescrizioni divine, 248 di esse hanno un contenuto positivo, le altre sono dei divieti. Queste norme riguardano il mangiare la carne di determinati animali, suggeriscono particolari regole igieniche, disciplinano il matrimonio, la preghiera del mattino, ecc.
Altro testo della religione ebraica è la Mishnah, completata verso la fine del II secolo d.C. e che contiene le norme giuridiche trasmesse a voce nel corso dei secoli della storia ebraica.